martedì 29 luglio 2008

Cuil vs Google

Davide contro Golia?

Chi è venuto a conoscenza di Cuil in questi giorni avrà sicuramente sentito dire delle cose pazzesche. “Il nuovo motore di ricerca dall’archivio anche più vasto di quello di Google”. Un promo niente male. Ma sarà vero?

Per pensare in primis al nostro orticello, alcuni test elementari fanno balzare all’occhio quanto Cuil trascuri una grandissima fetta dei risultati in italiano. A conferma di ciò si è espresso anche Techcrunch affermando infatti che a seguito di alcune prove empiriche sembrerebbe proprio che il famigerato database non sia così ampio come si dice, o meglio, che quanto meno lo sia su argomenti decisamente poco rilevanti.

Veniamo ad alcuni fra i semplici test eseguiti dal tester sopraccitato:

“Dog” = 280 mln per Cuil / 498 per Google
“Apple” = 83 mln per Cuil / 571 per Google
“France” = 102 mln per Cuil / 1 miliardo e mezzo per Google
“Stonehenge” = 800mila per Cuil / 8,5 milioni per Google

Obiezione condivisibile è che la profondità, quindi il numero di pagine restituite in output, sia il metro di valutazione per un motore di ricerca, e non semplicemente un metro di valutazione fra i più importanti. Detto ciò, quest’analisi è comunque degna di nota considerato il fatto che il vanto di Cuil sarebbe proprio quello di lavorare sulla quantità di informazioni.

Di contro alcuni analisti fanno giustamente notare che se c’è un aspetto da migliorare nei motori di ricerca questo è sicuramente la qualità e l’attinenza delle ricerche, non certo la sfida sui milioni di risultati.

Cuil, in sintesi, non vince mai il confronto con il colosso Google e le cose non vanno meglio se, come detto in precedenza, si effettuano ricerche con parole italiane. A voi il tentativo di smentire ciò.

lunedì 28 luglio 2008

Esci dall'anonimato, c’è Facebook!

Nell’arco degli anni capita di conoscere molte persone, poche a fondo e molte superficialmente. In quest’ultima categoria può rientrare il compagno di classe che non sopportavi, quello del corso di tennis che non faceva mai ridere, l’amica d’infanzia che se incontrassi oggi non sapresti che dirle, ecc.

Tutti soprammobili del passato direte voi. Non più, c’è Facebook!

Chi si iscrive a Facebook mette in mano al sito alcuni dati, pochi ma buoni: nome, cognome, età, scuola e/o università frequentata ed indirizzo e-mail, giusto per elencare i più sensibili. Bene, “che c’è di male?” penseranno alcuni di voi.

Torniamo al compagno di classe che proprio non sopportavi, sì, proprio lui. E’ nella sua cameretta, sempre quella di 15 anni fa. Si annoia e per passaparola decide (anche lui) di iscriversi a Facebook. Inserisce i suoi dati. Fra questi include anche il nome della scuola, la stessa tua. Facebook che fa? Il suo lavoro: finita l’iscrizione ti indica con finta umiltà chi “potresti conoscere”. Nella lista ci sei anche tu. Ti chiederà di poterti aggiungere nella sua scarna lista di amici. Lo farai?

Passiamo ora al compagno del corso di tennis. Sì, quello che non faceva ridere. Proprio quello al quale hai dovuto dare il tuo indirizzo e-mail per non fare il maleducato. Su raidue hanno finito i servizi sui Panda dello zoo di Berlino. Questo è un grosso guaio, il TG2 (unica fonte informativa del tuo ex compagno di corso) parla di Facebook. Un iscritto in più, proprio lui. Con la funzione “Trova Amici” gli bastano 5 secondi ed eccoti. Un avatar succulento sul quale fare richiesta.

Pensarci bene prima di iscriversi.

venerdì 25 luglio 2008

Varie ed eventuali su MySpace

Partiamo dal layout. Pessimo, orrendo. MySpace permette ai propri utenti di personalizzare il loro profilo nei modi più kitsch immaginabili. Sfondi, cambio di colori ed effetti speciali obbligano quelli poco avvezzi al cattivo gusto ad indossare un paio di occhiali da sole per trattenere una crisi epilettica. Anche le persone con Q.I. superiore ad un girasole (pare esistano anche fra gli iscritti di MySpace, ma queste sono solo chiacchere da bar) non saranno mai in grado di creare una pagina che meriti un 6 in pagella.

Oltre ai colori (lo mettessero in bianco e nero..!) l’altro tasto dolente è rappresentato dalle dimensioni della pagina. E’ stato scientificamente provato che nessun browser e nessuno schermo siano in grado di ospitare l’inutile contenuto senza doversi arrabattare con le comodissime barre verticali ed orizzontali.

La sensazione che si prova nell’ammirare tali pagine web è inquietante. Sembra quasi ci sia una competizione sotterranea volta al creare il più brutto spazio della rete. Una cospirazione sotto la buona stella del cattivo gusto. La cosa bella è che vincono tutti.

Ma veniamo all’aspetto più preoccupante.

La richiesta di amici. Perché ogni utente riceve migliaia di richieste d’amicizia (mancano le virgolette perché sono scontate) da sconosciuti a caso? Anche qui è pesante il sospetto dell’esistenza di un contest intitolato “chi ha più finti amici?”. La lotta è serratissima ed avvincente. Particolare da non poco conto è senza dubbio la crescita dell’autostima. La frase “Io ho 500.000 finti amici su MySpace” pare infatti che aiuti ad affrontare meglio la vita di tutti i giorni (anche se sarebbe meglio ascoltarla che dirla).

Stateci lontani.

giovedì 24 luglio 2008

Presidente con 60€

Quando dormi sogni di essere Moratti? Fantacalcio e videogiochi sono troppo poco reali per te? Internet ha trovato la soluzione anche a questa tua perversione.

Seguendo quanto già avvenuto in Inghilterra, dove la community di Myfootballclub.co.uk è riuscita con 20.000 soci ad acquistare il 51% delle quote azionarie del club dilettantistico inglese Ebbsfleet United, anche il mondo del calcio italiano si appresta ad essere investito da questa importante innovazione.
Già 15.000 tifosi si sono radunati in questi giorni sul sito internet Squadramia.it per partecipare al primo vero acquisto di una squadra di calcio da parte di migliaia di piccoli soci-presidenti.

Il funzionamento è molto semplice:
1) Adesione gratuita al progetto
2) Votazione della squadra da acquistare in massa (Cisco Roma e Pro Vercelli sono al momento le più accreditate)
3) Arrivati ad un numero considerevole, si conferma l'acquisto della propria quota da 60€
4) Partono le trattative con i Club piu' votati
5) Si acquista la squadra dalle caratteristiche migliori
6) Tutte le decisioni Sportive e Amministrative vengono prese da tutti i soci-presidenti con votazioni online

Questo progetto prevede una Associazione Sportiva senza scopo di lucro, quindi tutti i ricavati saranno reinvestiti nella squadra stessa, e a responsabilità limitata ai 60 euro versati. Astenersi quindi gli investitori, in ballo c'è solo la passione per lo sport.
Democrazia della rete e calcio saranno le basi fondanti di questa interessante iniziativa che in Inghilterra ha permesso ai già citati 20.000 tifosi di diventare veri proprietari di un Club di 5° divisione (pari alla nostra serie D).

mercoledì 23 luglio 2008

Estathè al limone

Prodotto di punta della Ferrero, Estathè al limone è un infuso di vere e pregiate foglie di the dello Sri Lanka, senza aggiunta di coloranti e conservanti ma abbondante di zucchero.

Queste caratteristiche lo rendono unico: il sapore è sì molto dolce ma al contempo dissetante e mai stucchevole, se conservato al fresco in frigorifero è una vera benedizione nelle torride giornate estive. Sarebbe inconfondibile tra decine di altri prodotti.
Estathè al limone è ottenuto dall'infusione di vere foglie di the in acqua con una buon 9,5% percentuale di limone ed è disponibile in diversi formati: bottiglia da 1,5 l, bottiglietta da 0,5 l, lattina da 33 cl e il magico ma scomodo e poco economico bicchierino da 20 cl con cannuccia.
Oltre alla classica versione al limone è prodotto anche nella variante pesca (estratti di pesca: 9,5%), leggermente meno buono, e deteinato (30% di calorie in meno per i consumatori più attenti).

L'Estathè al limone crea dipendenza.
Spot anni '80

martedì 22 luglio 2008

Asus presenta Eee Box

Asus, casa taiwanese di grande successo nel mondo computer, ha presentato due nuovissimi prodotti nel mondo "netbook": Eee Pc e Eee Box, quest’ultimo vera e propria versione “portable” del computer da tavolo.

Eee Box cambia il concetto di desktop: non più un’armatura di plastica e ferro brutta ed ingombrante ma un piccolo oggetto colorato, bello da vedere, facile da usare e poco costoso: i prezzi, udite udite, vanno dai 250 ai 300 euro.
Grande, le virgolette sarebbero d’obbligo, 223 x 178 x 16 mm e pesante appena un chilo Eee Box non è una presenza scomoda nelle case, sulle scrivanie. E’ quasi un oggetto di arredo.

Il target commerciale è presto detto. Asus punta su una grande fetta degli utenti “giovani”: pochi soldi in tasca, non per forza giocatori incalliti (per quello meglio una Nintendo Wii o una PlayStation), posta elettronica, Messenger, Open Office, Internet e ovviamente social networking (MySpace, blog, Facebook e via dicendo..).

Tecnicamente abbiamo fra le mani un processore Intel Atom con 1 Gb di memoria, Windows Xp, un disco fisso da 80 Gb (se si necessita più spazio basta collegare un hard disk esterno a una delle quattro porte Usb e il gioco è fatto) e un lettore di memory card. Quando sarà nei negozi? a settembre. Quali colori? bianco e nero.

Eee Box è ottimo anche in chiave di risparmio energetico ed è silenzioso: consumi ridotti del 90% (parola del produttore quindi prendiamola con il beneficio d’inventario) e solo 26 decibel di rumore.

Da avere.

Un video che vi chiarirà le idee:

lunedì 21 luglio 2008

Vuoi un palloncino?

IT (Horror USA 1990) è il più classico esempio di come rovinare un capolavoro letterario in poche mosse. Ma andiamo per gradi.

Sette ragazzini di Derry nel Maine sanno che qualcosa di strano e inquietante ha a che fare con la loro città. Essendo tutti e sette emarginati dai coetanei, chi perché balbetta, chi perchè è grasso, chi perché semplicemente secchione, si autodefiniscono “il club dei perdenti” e coltivano la loro amicizia nel nome del motto “l’unione fa la forza”.

Il nemico è Pennywise (Tim Curry), un clown che appare ai bambini offrendo loro palloncini colorati con lo scopo di mietere giovani vittime. Nonostante la paura e le loro età “il club dei perdenti” deciderà di affrontare IT sconfiggendolo.

Trentanni dopo (nel libro 28), questo l’inizio del film, la creatura ritorna e in nome di una promessa gli ex amici tornano a Derry. Questa volta IT è più forte e i ragazzi ormai adulti complice la loro maturazione sono più deboli.

Tralasciamo il finale che con IT trasformato in un gigantesco, posticcio e pachidermico ragno assomiglia più ad un film degli anni ’50 che ad una pellicola del 1990. Probabilmente avevano finito il budget per realizzare una sequenza più decente.

Ma è proprio questa pacchianeria, nelle riprese come nell’audio, che non abbandona mai l’atmosfera del film imbarbarendo la fantastica (in tutti i sensi) storia del libro dal quale è tratta.

Con tale risorsa è un vero peccato che il film non segua meglio le trame del libro e non calchi maggiormente l’idea nobile che muove il cuore della storia. Nel mondo irreale creato ad arte da Stephen King esiste un modo per superare i problemi più grandi e sconfiggere il nemico che pare imbattibile: credere in sé stessi.

IT, prodotto a suo tempo per la TV americana lascia l’amaro in bocca come un rigore sbagliato.